venerdì 4 novembre 2011


Vi presento un estratto da un testo di A. da Silva che è una critica del Cristianesimo da un'ottica Buddhista....
E' interessante anche se non concordo con tutto ciò che dice , soprattutto non posso concordare con questa visione del Buddha e del Buddhismo come perfetti ecc.
Se Buddha era un uomo, per quanto illuminato non poteva essere PERFETTO....è l'archetipo del Buddha che è perfetto non l'uomo oppure si cade nello stesso errore che si critica nei cristiani....
Comunque al di là che non tutto ciò che dice Da Silva è condivisibile è una riflessione stimolante che ci deve spingere a ripensare al nostro rapporto con la tradizione Cristiana dentro e fuori di noi....
A voi il compito di giudicare questo testo secondo le vostre esperienze!
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A.DA SILVA -UNA CRITICA BUDDHISTA DEL FONDAMENTALISMO CRISTIANO
(estratti)
La sola cosa che fa del cristianesimo ciò che è, il fondamento sul quale si basa, è Gesù Cristo, o piuttosto, le pretese riguardo Gesù Cristo. I cristiani evangelici e i nuovi convertiti fanno sempre le più esagerate rivendicazioni su quest’uomo; che egli è stato il solo uomo nella storia a sostenere di essere Dio, che solo la fede in Gesù può dare a una persona felicità e pace, che in migliaia lo hanno visto risorgere dopo la morte e che perciò deve essere vero, ecc. Tutte queste rivendicazioni appaiono molto impressionanti e certamente milioni di persone vi credono. Ma sono vere? Diamo un’occhiata.

E’ stato un buon maestro?

Al tempo di Buddha vi era una setta religiosa chiamata Nigantha che si estinse non appena il suo fondatore Nataputta morì.

"Dopo la sua morte i Nigantha si divisero in due fazioni che litigavano e disputavano, lottavano e si attaccavano a vicenda facendosi guerra con le parole…Avreste potuto pensare che fossero talmente disgustati, dispiaciuti e pieni di repulsione quando videro che la dottrina fu così malamente presentata, così miseramente ideata e inefficiente nel calmare le passioni perché era stata insegnata da uno che non era pienamente illuminato e questa era ora senza guida o arbitro ( Digha Nikaya, sutta n.29)

Interessante notare che questo fu esattemente ciò che accadde non appena Gesù morì, e esattamente per le stesse ragioni. Gesù è giustamente famoso per le parabole che usò per illustrare le sue idee ma allo stesso tempo trascurò spesso di rendere chiaro il loro significato. Qualche volta ciò avvenne perché egli stesso non aveva chiarezza di idee e altre volte appare evidente che fu proprio un povero comunicatore. Ciò che appare ancora più strano è che Gesù sembra abbia qualche volta oscurato il suo messaggio deliberatamente.

I suoi discepoli lo interrogarono sul significato della parabola ed egli disse: A voi è dato conoscere i misteri del regno di Dio, ma agli altri solo in parabole, perché vedendo non vedano e udendo non intendano. (Luca 8. 9-10; Marco 8. 17-18)

Ma essi non comprendevano questa frase; per loro restava così misteriosa che non ne comprendevano il senso e avevano paura a rivolgergli domande su tale argomento ( Luca 9.49)

Si aggiungano a questa deliberata oscurità le numerose idee contradditorie nelgli insegnamenti di Gesù e non è difficile immaginare perché i suoi discepoli caddero in discordia subito dopo la sua morte. Nelle Lettere vi sono numerosi riferimenti ai bisticci e zuffe tra le varie fazioni fra i primi cristiani. Paolo si lamentò che tutte le chiese dell’Asia ( medioriente) gli si rivoltarono contro (2 Tim 1.15) e che si rifiutarono di appoggiarlo in alcuni argomenti teologici (2 Tim 4. 14-16). Egli ci dice del suo bisticcio con Pietro e gli anziani della chiesa di Gerusalemme (Gal 2. 11-13), come egli fu snobbato dalla chiesa a Filippi (1 Thess2.1-20) e naturalmente accusò i suoi rivali di non avere la vera fede (2 Thess 3. 1-3) , di insegnare un “altro Cristo” e di non conoscere realmente Dio (Tim 1.10-16). Giovanni si lamentò amaramente che i suoi opponenti cacciarono via i suoi sostenitori dalla chiesa (Giov 1. 9-10). Paolo fece un disperato ma inutile appello per l’armonia tra i primi cristiani.

Mi appello a voi, fratelli, nel nome del nostro Signore Gesù Cristo, che tutti voi siate d’accordo reciprocamente, che non ci siano divisioni tra voi e che possiate essere perfettamente uniti nella mente e nei pensieri ( 1 Cor 1.10-12).

Su cosa bisticciavano i primi cristiani? Su quasi tutto. Ma uno dei numerosi punti di disaccordo tra loro sembra essere stato sulla questione se fosse necessario essere circoncisi ( Rom 2. 25-29; Gal 5. 2-12; Gal 6. 12-15; Fil 3. 2-4; Col 2. 11-13). Paolo era contrario a ciò e chiamo coloro che non lo condividevano “ cani” (Fil:3.2), disse che sperava che si allontanassero e si castrassero (Gal 5.12) e avvertì gli altri cristiani di tenersi lontani da loro (Tit.1.10). Tutto ciò ci richiama ai cristiani moderni. Mentre proclamano fiduciosi che solo loro hanno la verità non c’è quasi alcun accordo tra loro su cosa sia quella verità. Si sono scissi in centinaia di denominazioni, culti, sette e chiese ostili tra loro e non possono persino sedersi uno accanto all’altro e pregare lo stesso dio insieme. Per i buddhisti ciò risulta molto sconcertante. Se è vero che il Vangelo della salvezza di Gesù è così chiaro e se è vero che Dio comunica con i cristiani e li guida attraverso le preghiere, perché allora ci sono tanti disaccordi e avversioni tra loro? Perché ci sono così tante chiese, e qual è quella vera?

Gesù era perfetto?

Se un leader religioso fosse perfetto ci dovremmo aspettare che il suo comportamento fosse infallibilmente innocente, i suoi insegnamenti umani e pratici e esserci coerenza tra quello che egli predica e il suo comportamento. Gesù naturalmente, negò che fosse perfetto (Luca 18.19) ma nonostante ciò e tutte le evidenze nella Bibbia, i cristiani continuano a pensare che egli lo fosse. Lo fanno perché credono erroneamente che egli fosse Dio, e come si può avere un dio imperfetto? I Buddhisti credono che Gesù fosse un buon uomo come lo erano i fondatori delle altre grandi religioni mondiali ma poiché non era illuminato come il Buddha sicuramente non era perfetto. Come le altre persone non illuminate, qualche volta commise degli sbagli, alcune delle cose che insegnò furono poco pratiche e qualche volta non riuscì a praticare ciò che predicò. Esaminiamo le evidenze di ciò.

Gli insegnamenti etici di Gesù sono spesso descritti come sublimi, elevati, completamente perfetti, ecc. Ma lo sono? Diamo un’occhiata al suo insegnamento sul divorzio. Nel Vecchio Testamento il divorzio era permesso sotto certe circostanze, che naturalmente è la cosa più umana da fare quando la coppia non si ama più. Ma Gesù prese una posizione estrema sul divorzio dicendo che era permesso solo nel caso di adulterio:

“Fu pure detto : “ Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto di ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia sua moglie, eccetto il caso di infedeltà, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio”. ( MT 5. 31-32)

Questo terribile insegnamento ha comportato che nei paesi cristiani, fino ai tempi recenti, milioni di coppie fossero intrappolate in matrimoni infelici e senza amore perché impossibilitate a chiedere il divorzio. Ha comportato pure che innumerevoli donne che avessero cercato di divorziare dai loro mariti, persino senza avere commesso adulterio, venissero tacciate di adulterio se si fossero sposate nuovamente. Questo insegnamento di Gesù, da solo, ha causato sofferenze e strazi inenarrabili.

(Gesù è radicalmente contro ogni tipo di comportamento sessuale. Contro la masturbazione dice:

“E se la tua mano destra ti è occasione di scandalo, tagliala e gettala via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geenna” ( MT 5. 30).

Un altro esempio di Gesù lontano dall’essere perfetto è il suo atteggiamento verso i soldi: Sembra che egli abbia avuto un risentimento profondo verso i ricchi:

“Ma Guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione. Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame” ( LC 6. 24-25).

Mentre è vero che i ricchi sono qualche volta avidi e indifferenti, come lo sono anche i poveri, nessun riferimento è fatto a questo riguardo. I ricchi sono condannati semplicemente perché sono ricchi. Una volta quando un giovane uomo insiste perché Gesù gli desse una risposta sulla questione di come ottenere la vita eterna, finalmente egli disse:

“ Se vuoi essere perfetto, và, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi” ( MT 19. 21)

Si spinse a tal punto da dire che è virtualmente impossibile per un ricco andare in paradiso:

“ In verità vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto : è più facile che un gomena passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel regno dei cieli”. ( MT 19. 23-24)

I cristiani naturalmente non hanno mai preso in considerazione questi detti di Gesù ma se lo facessero, l’economia della maggior parte dei paesi cristiani collasserebbe e tutte le buone qualità che gli onesti imprenditori possono intraprendere sparirebbero. Queste idee poco pratiche e piuttosto parziali sono in netto contrasto con quelle dell’atteggiamento di Buddha verso il benessere economico. Egli riconobbe che la ricchezza guadagnata onestamente può essere una sorgente di benessere e felicità.

Qual è la felicità di un laico?
Ovunque un laico abbia accumulato ricchezze
con sforzo energico, ottenute con la forza delle braccia
e il sudore della fronte, ottenute rettamente e lecitamente,
quando pensa a ciò, sente felicità e soddisfazione.

E qual’è la felicità del benessere economico?
Quando un laico ha rettamente e lecitamente guadagnato la ricchezza
E con questa compie molte buone azioni.
Quando pensa a ciò egli sente felicità e soddisfazione.

E qual’è la felicità della libertà dai debiti?
Quando un laico non ha debiti verso alcuno, piccoli o grandi,
e quando pensa a ciò, sente felicità e soddisfazione.
(Anguttara Nikaya, Sutta n.41)

Il Buddha capì anche che con il giusto atteggiamento il benestante può fare molto bene con i suoi soldi.

Con la ricchezza acquisita con lo sforzo energico,
ottenuto con la forza delle braccia e il sudore della fronte,
rettamente e lecitamente, un discepolo nobile rende se stesso,
la madre e il padre, la moglie e i figli, i servi e gli operai,
gli amici e i conoscenti allegri e felici – crea felicità perfetta.
Questa è la prima opportunità da lui afferrata, per fare il bene
e appropriatamente adoperata.
( Anguttara Nikaya, Sutta n.41)

Perciò, invece di respingere i ricchi commercianti dalla vita religiosa come fece Gesù, il Buddha insegnò loro a guadagnare i loro soldi onestamente e ad usarlo a proprio beneficio e della comunità generale.

Un aspetto degli insegnamenti di Gesù che molte persone che riflettono trovano fastidioso è la sua svalutazione del pensiero critico e indipendente. Egli lodò maggiormente coloro che credettero senza vedere che coloro che chiesero per avere l’evidenza ( GV 20,28). Una volta disse che, a meno che una persona non diventa come un bambino non può entrare nel regno dei cieli ( MT 18,3). I bambini naturalmente sono naive, ingenui e spesso credono qualsiasi cosa gli venga detto. Ma come si fa a separare la verità dalla falsità e giusto da sbagliato con un atteggiamento tale. E’ saggio credere proprio ciecamente a ciò che ci viene detto? Vi sono tante ideologie false e persino cattive divulgate oggi e il senso comune richiede che le esaminiamo in un modo davvero adulto prima di accettarle. Il Buddha ha sempre incoraggiato le persone a fare un’attenta e completa indagine prima di credere a una qualsiasi idea, incluse le sue.
Quando i Kalama dissero che non sapevano quale scegliere fra le varie religioni contendenti egli gli disse : ‘’ Non seguite le rivelazioni, tradizioni, voci, o le sacre scritture… ma quando sapete da voi stessi che una cosa è buona, utile e lodata dai saggi, allora accettala e praticala’’ (Anguttara Nikaya 1. 46).

Un altro problema con Gesù come insegnante etico riguarda le numerose importanti questioni morali sulle quali non diede alcuna guida. La schiavitù per esempio, era un’istituzione inumana e diffusa durante il suo tempo, tuttavia rimane completamente in silenzio riguardo ciò. Non dice nulla delle discriminazioni razziali, della violenza domestica, della guerra o dei problemi dell’alcool e della droga. Altre questioni cruciali su come le società dovrebbero essere governate, l’etica della guerra, l’amministrazione della giustizia, il trattamento degli animali, l’economiao l’etica medica non vengono menzionate neanche. D’altra parte ci sono numerose idee insegnate da Gesù che persino il più entusiasta cristiano, fondamentalista o evangelico, sarebbe riluttante a praticare o persino a essere d’accordo. Egli disse che non dovremmo resistere a coloro che compiono il male sebbene la maggior parte della gente oggi direbbe che non contrastare il male èla più alta irresponsabilità ( MT 5. 39).
Insegnò che solo guardare a una donna con desiderio era come commettere adulterio, il che fa di quasi ogni uomo sulla terra un adultero ( MT 5, 27).
Disse che se chiamiamo qualcuno pazzo in un momento di rabbia saremo condannati all’inferno eterno, quindi, molto probabilmente, la maggior parte di noi è destinato alla fornace ardente ( MT 5. 21). Disse che la povera gente sarà sempre tra noi che è difficilmente un incentivo a cercare di eradicare la povertà e le privazioni. Disse persino che se facciamo qualcosa di sbagliato con la nostra mano o la nostra lingua, dovremmo amputarceli, il che appare fin troppo estremo secondo qualsiasi standard ( MT 5.30).
Si dovrebbe considerare qui che alcuni cristiani in realtà presero queste parole di Gesù seriamente e si amputarono i genitali quando non poterono controlllare i loro impulsi sessuali.

Ma l’insegnamento di Gesù che ha causato più problemi di ogni altro è la sua pretesa che lui e solo lui possa dare la salvezza (GV 14. 6). Ne consegue assiomaticamente da ciò che tutte le altre religioni conducono alla sola alternativa alla salvezza- inferno- e sono perciò cattive. Tristemente questa pretesa da Gesù è la radice di quel caratteristico tratto cristiano- l’intolleranza. Il cristianesimo ha sempre equivalso la non credenza in Gesù con il male e ha castigato i non credenti come senza-dio, malvagi, testardi, pagani, dileggiatori, seguaci di falsi profeti e idolatri ( vedere per es. I Pet, 2. 1-22).

In questo passaggio Paolo chiede cosa può un cristiano avere in comune con, per esempio, un buddhista? Per Paolo, come per i cristiani evangelici e fondamentalisti, il fatto che i buddhisti possano valutare e praticare l’amore, la compassione, la carità, la pazienza, l’umiltà e la sincerità proprio come fa lui stesso, non conta nulla. Per i fondamentalisti ed evangelici cristiani il semplice fatto che i buddhisti non credano in Gesù, li mettono nel lato del male e dell’oscurità.; sono degli idolatri che dovrebbero essere evitati e che meritano di andare all’inferno. Questa è l’enorme tragedia del cristianesimo – più grande è la fede del credente, più partigiano, bigotto e intollerante solitamente egli diventa. Quale sollievo è avere la possibilità di Prendere Rifugio nel Buddha e ancora essere capaci di rispettare e ammirare Lao Zi, il profeta Maometto, Krishna, Guru Nanak e altri grandi leader religiosi. Quanto è piacevole sapere comunicare con gli altri senza il bisogno di cercare sempre di convertirli! Come è bello sapere essere felici quando si vedono gli altri felici con la propria religione! I cristiani evangalici fondamentalisti e neo convertiti sono intolleranti perché sono ossessionati da Gesù ed escludono qualsiasi altro che non lo accetti. Il Buddhismo è tollerante perché valorizza la saggezza e la compassione ovunque possano essere trovati e sa abbracciare chiunque mantenga queste virtù.

5 commenti:

  1. il sig. Da Silva credo che abbia quasi sempre mancato il punto. i fondamentalisti ci sono perchè hanno quella forma mentis e si attaccherebbero a qualsiasi cosa per manifestarsi in quel modo: ultras, brigate, terroristi, ciellini, ss; e anche il buddismo probabilmente ha i suoi fanatici. solo che il Dharma è stato strutturato nel corso dei secoli in un modo preciso, vario e consapevolmente contraddittorio, secondo la prospettiva cui viene approcciato. Per esempio lui parla di quando Gesù dice di gettare i soldi per raggiungere la perfezione, questo non è altro che lo stratagemma usato da Tilopa Naropa Maestri Taoisti per raggiungere in fretta il risveglio.....tutto quello che Da Silva può essere visto anche in chiave positiva, calcolando che Gesù voleva portare gli umani ad altezze divine e non perpetuare il samsara. il sig. Da Silva mi sembra un giornalista che sè infatuato del buddismo a un livello superficiale.
    è possibile che tutte le religioni siano negative in quanto non possono fare a meno di essere comprese da un'ottica popolar-materialista.
    la dimensione spirituale deve partire dal personale per poi trascendere oltre il personale.
    tutte le storie, tutte le coalizioni religiose, sono solo letteratura di serie b, e spesso non sono che un pretesto per esseri violenti, che si sentono soli e inespressi.

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  2. oltre a speculatori intelettuali religiosi, c'è anche chi ha semplici ottenimenti spirituali :-))

    http://khyentsefoundation.com/2011/10/patron-kings-part-xiii/

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  3. concordo con Riccardo...più rileggo queste righe di Da Silva e meno mi convincono, sarà il tono un pò supponente e un pò fanatico, sarà che alcune critiche sono un pò banalotte e scontate, sarà che per principio preferisco cercare i lati positivi delle cose....comunque pur essendo interessante e provocatorio , non mi convince
    Troppo "di testa".....non c'è vissuto dietro.....
    Rimane interessante vedere come anche in ambito Buddhista ci siano forme di fanatismo o di radicalismo....e Da Silva rientra in questo gruppo....
    Personalmente, pur riconoscendo vari limiti al Cristianesimo ne apprezzo anche le grandezze, come apprezzando il Buddhismo ne riconosco i limiti ecc.

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  4. quel Da Silva ha il dente troppo avvelenato e non riesce a guardare oltre il significato letterale di certe frasi, facendone poi tra l'altro un minestrone dentro a un calderone.
    Quello che più mi colpisce nel suo discorso è la superficialità e l'approssimazione e il fatto che appunto rimane ancorato alla superficie( come faccio io con l'islamismo che non conosco se non per sentito dire). Ecco Da Silva mi fa lo stesso effetto, di uno che guarda dall'esterno,raccoglie una frase qua e una là per costruirci la sua tesi e così è impossibile che il cristianesimo possa entrare nella sua vita come dimensione spirituale vissuta.Un conto sono le parole e un conto le parole che diventano esperienza.L'unica cosa su cui concordo è il punto dell'intolleranza e del credersi detentori esclusivi della verità(che non è poi una prerogativa solo dei Cristiani e mi sembra lo sia dei cristiani e non la trovo invece nella figura di Cristo che a me suggerisce ben altro...)

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  5. Per mia esperienza personale penso si debbano prendere gli insegnamenti che sono vicini al nostro cuore e al nostro sentire vissuto. Quindi prendere ciò che di "buono" c'è dagli insegnamenti di Gesù e da qualsiasi altro Maestro conosciuto e non conosciuto. Screditare (togliere o scemare ad altri il credito) mi sembra un pò lontano da comprendere. E' così semplice percepire il reale insegnamento, basta ascoltare con il cuore, con il proprio centro. Questo è più che sufficiente, altrimenti si cade nel gioco della mente. Essere vera-mente cristiani, buddisti o altro significa uscire dagli Ismi e seguire gli insegnamenti nella propria vita. Non esistono testi, parole. Sono belle cose, ma con queste non si inverano gli insegnamenti. Solo vivendoli si comprendono. Il resto rimane troppo impalpabile, superficiale. I fondamentalisti sono in ogni angolo del mondo e in ogni credo.

    "La vera natura dell'esistenza è realizzata nell'esperienza. Sii tu stesso esperienza della natura dell'esistenza." Massima Zen

    Un abbraccio a tutti. :)
    Gianluca

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