
La Fede....
discorso spinoso per uno come me che per anni ha cercato la Fede, ha cercato una Via all'interno del Cristianesimo per poi andare ad abbeverarsi altrove...
Francamente sulla Fede in un Dio personale, o meglio nell'idea di un Dio personale ho poco da dire, perchè non ho avuto la Grazia(qualcuno direbbe malagrazia)di conoscerla...
Cero è che la Fede è certamente un dono, come avere i capelli biondi piuttosto che neri, ho la possiedi o non la possiedi, al più puoi cercare di predisporti a riceverla, ma nulla garantisce che questo accada(come la mia storia insegna).
Comunque si può fare esperienza del Sacro anche senza un idea di Dio, anzi può essere più diretta e con meno rischi di distorsioni...
Per quella che è stata la mia esperienza(ma ne parlo diffusamente nel mio libro: Le ore dell'anima)non ci si può forzare alla fede, non non ci si può forzare ad amare qualcuno...o ami o non ami, punto e basta...
Questo però non significa che ti venga precluso il mondo della spiritualità, vi si entra da un'altra porta;il Buddha ha detto che vi sono 84.000 vie per l'illuminazione e forse anche qualcuna in più, quindi perchè fissarsi solo su una, solo perchè è quella più vicina alla nostra cultura?
Personalmente ho trovato pace solo quando mi sono accettato per ciò che sono, anche senza Fede nell'idea di un Dio personale; e su questa pace ho potuto edificare la mia vita spirituale.
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“Di questi tempi vado molto raramente al cinema, che mi piace sempre meno, ed anche la televisione non la vedo. Però, qualche giorno fa, mentre eravamo in città con la famiglia, siamo andati a vedere un film: c’erano dei ragazzi americani di una ventina di anni i quali si stimolavano a vicenda per fare una certa cosa, perché così sarebbero andati in televisione e sarebbero diventati qualcuno. Poi, mi piace collegare questo con un bel disegno di Snoopy in cui c’è soltanto la frase del fumetto che dice: “Nessuno è perfetto”; nel disegno successivo si vede ancora Snoopy sdraiato sulla solita casetta che dice: “Però chi vuole essere nessuno?”.
Anche in Italia e non soltanto in America, visto che questi due episodi appartengono agli Stati Uniti, e in tutto il mondo, si educano i bambini a diventare qualcuno e, in fondo al nostro cuore, probabilmente, anche venendo a Scaramuccia, si viene con l’idea di diventare qualcuno. Invece a praticare la meditazione si dovrebbe venire con la ferma intenzione di diventare “nessuno”, perché “nessuno è perfetto”, per cui nessuno uguale perfetto e se invertiamo i termini dell’eguaglianza possiamo dire benissimo che perfetto uguale nessuno.
Per quanto qualcuno si possa diventare, che cosa si può ottenere: Presidente degli Stati Uniti, padrone della più grande fabbrica del mondo… E che cosa è questa “qualcunità”? È come se noi salissimo sull’Everest pensando di andare più vicini al Sole, quando ci sono trecentomila anni luce che ci separano dal Sole! Che cosa sono otto chilometri di differenza, eh? Otto chilometri e ottocentottantuno metri sul livello del mare rispetto ai trecentomila anni luce che ci separano dal Sole.
Siamo diventati qualcuno più vicino al Sole di quelli che stanno sulla Terra. Questa “qualcunità” non ci deve interessare; bisogna diventare perfetti e perciò bisogna diventare nessuno, eliminare qualunque idea di separazione, qualunque idea di distinzione ed immergersi in quel vuoto, in quel nulla, in quel nessuno in cui si diventa uno con la perfezione, con l’assoluto.
Se “A” è uguale a “B” e “B” è uguale a “C” allora “C” è anche uguale ad “A”. Per cui, se l’assoluto è perfetto e perfetto è uguale a nessuno, nessuno è anche uguale ad assoluto.
Dobbiamo eliminare dal nostro cuore e dalla nostra mente l’idea che si possa diventare assoluto diventando qualcuno. Diventare qualcuno è il contentino che la società ci propina per farci stare buoni: diventare qualcuno della televisione, qualcuno del cinema, qualcuno dell’alpinismo, qualcuno del Buddhismo, qualcuno della letteratura, ecc.. Cosa ce ne importa di questi qualcuno?
Nella vita non bisogna accontentarsi delle briciole, se si deve fare qualcosa conviene fare il massimo e il massimo non è, appunto, quello di diventare un qualcuno un po’ più grande di un qualcuno più piccolo, ma è diventare nessuno.
Questa “nessunità” è la perfezione ed il massimo è la perfezione, la perfezione di diventare uno con l’assoluto, la perfezione di diventare una cosa sola con la perfezione, dopo non c’è altro. Non c’è qualcuno che può diventare più grande o migliore di “nessuno”; la scala dei “qualcuno”, come la scala dei numeri, è infinita. Se volessimo dire il numero più grande, anche se ne dicessimo uno con centomila cifre, ci sarà sempre quello al quale sarà sufficiente dire: “Più uno”, per vincere la gara.
Ma a “nessuno” non si può né aggiungere né togliere e questo è ciò a cui noi dobbiamo mirare e lavorare per arrivarci.”

Come già sai, la famiglia, la scuola e la società ci educano a tutt'altro. Il punto cardinale del cambiamento è parte di noi, ma si necessita anche qualcuno che innaffi questo cambiamento, cioè qualcuno che ci educhi. Pur essendo questo un tempo difficile, penso che la grande sfida sia quella di iniziare a guardare la propria vita partendo dalle pseudo "certezze" che abbiamo, per poi sfidare le proprie paure e cercare di librarsi da questo bagaglio aggrovigliato di regole del buon vivere che abbiamo imparato dal mondo circostante.
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